Una nuova ricerca condotta da docenti e studenti del Worcester Polytechnic Institute rivela che i segnali elettromagnetici generati dagli smartwatch connessi alle reti cellulari possono essere intercettati e analizzati per fornire indizi sul comportamento quotidiano di chi li indossa.

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Gli autori mostrano che osservando le variazioni di intensità e frequenza dei segnali emessi dai dispositivi indossabili è possibile che soggetti malintenzionati deducano attività specifiche come movimenti abituali, routine di allenamento e persino schemi di sonno.

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Questa forma di sorveglianza non richiede l'accesso a password o chip di sicurezza ma sfrutta caratteristiche fisiche dei segnali che trasportano dati attraverso circuiti e antenne degli indossabili.

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Lo studio evidenzia che le informazioni ricavabili vanno oltre l'utilità di usare lo smartwatch come semplice contapassi o sensore della frequenza cardiaca e includono indicatori comportamentali e potenziali segnali di salute.

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Gli autori sottolineano l'importanza di misure di protezione che riducano l'esposizione dei segnali elettromagnetici e aumentino la responsabilità degli sviluppatori e dei fornitori di dispositivi.

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Questa scoperta invita regolatori, aziende tecnologiche e ricercatori a ripensare la sicurezza a livello di infrastrutture e progettazione per impedire accessi non autorizzati ai pattern dei segnali.

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In conclusione l'aumento dell'uso degli smartwatch richiede consapevolezza da parte degli utenti sui potenziali rischi di sorveglianza basata sui segnali fisici e invita a pratiche di protezione e aggiornamenti continui.